Salotto o ambulatorio veterinario?

Salotto o ambulatorio veterinario?

L'odore dell'appartamento universitario...

PADOVA - E’ ancora vivido nella mia memoria olfattiva l’odore inconfondibile che mi dava il benvenuto ogni sera, nel mio appartamento universitario padovano.

Abitavamo in un trilocale sudaticcio ed eravamo 5 inquiline entusiaste al primo anno di convivenza, non ci stancavamo mai di condividere ogni sera gioie e dolori della nostra giornata.

Una di noi, aspirante biologa, ci convinse a dare asilo a un furetto infortunato. Fu solo l’inizio.

Seguirono un cane afono, un criceto mutilato, un pappagallo sempre in calore, un coniglio nano dalla pelliccia talmente voluminosa che non distinguevi la faccia dal sedere.

Tra gabbiette e cuccia, il salotto divenne presto impraticabile.

Ogni esemplare dava il meglio di sé, sincronizzando versi e manifestazioni di aggressività e sottomissione.

Intimorite da quello spettacolo, scegliemmo la strada del vivi e lascia vivere, limitando il più possibile gli accessi alla jungla domestica.

Spalancando la porta, una zaffata di savana mi accoglieva e mi stordiva per qualche minuto.

Cinque animali e cinque studenti sotto lo stesso tetto, una bella scuola di adattamento.

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