I giovani
Cercasi fantasia e talento
BRESCIA - Quando vado in ritiro mi pongo tre obiettivi primari: preparazione psico-fisica, tecnico-tattica individuale e tattica di squadra.
Avrete notato che quella espressamente tattica di squadra è l’ultima. Il motivo è semplice, se io sono al meglio della condizione psico-fisica e tecnica nel mio ruolo è molto probabile, o più probabile, che mi riuscirà meglio quella di squadra.
E’ da molto che mi chiedo come mai l’argomento primario, dai media soprattutto, di cui si discute di più è quello tattico?
Come mai quando vedo immagini di settori giovanili di squadre professionistiche, specialmente di età sotto i 12 anni, l’allenamento è basato su schemi e movimenti di gruppo in quadrati delineati da coni?
A quell’età mi aspetterei di vedere il campo libero con istruttori che insegnano tecnica individuale e poi partitine, magari a tema, ma con giocatori che esprimano quello che la natura gli ha dato.
Poi, crescendo, impareranno come stare in campo per un gioco di squadra e ognuno avrà capito il proprio ruolo.
In una intervista Allegri ha detto che se tu prendi dei giovani e li metti in un campo a giocare, vai via una settimana, quando torni sono migliorati. Verità assoluta, per me naturalmente. Però mi sembra che anche la realtà ci dia ragione.
In serie A il 70% sono stranieri. La Nazionale fa fatica a costruire un gruppo di giocatori di talento.
Sarebbe bene ricordare che noi abbiamo vinto quando c’erano i blocchi delle grandi squadre.
Il dribbling è diventato cosa rara, la fantasia sparita, il talento pure. La personalità, fra qualche anno, non esisterà neppure nei vocabolari.
Per cortesia colleghi professionisti dei settori giovanili “Fateli divertire... non scimmiottate gli allenatori delle prime squadre, avete il compito più difficile... ma il più gratificante”.

