Un giorno speciale

Un giorno speciale

Il Ricordo indelebile della prova di evacuazione...

Casa mia alle cinque del pomeriggio: sole. Afa. Disperazione. Troppo caldo per produrre un’idea per il Fantafobal di questo mese, il cervello mi suda via le idee, che ci posso fare...

Pazienza, accetterò il linciaggio della redazione... Ma poi. Poi, il mio occhio pigro e sudaticcio cade sulla pagina di FacciaLibro ancora aperta, e nota Tizio menzionare quell’accadimento tragicomico che è la prova di evacuazione a giuri. Così ho deciso di ricordarla con voi (che al contrario della sottoscritta, ne siete probabilmente ancora minacciati). Ordunque, il mio ricordo più nitido è della prova d’evacuazione estiva. Ne fanno naturalmente anche nelle altre stagioni, ma in estate ha quel non-so-che, quel retrogusto strano dato dall’assenza delle grandi mandrie di studenti (la maggior parte dei quali usa rintanarsi a studiare all’ISU... o non rintanarsi affatto, godersi la stagione e fingere che gli esami non esistano) e dalla conseguente aura di sonnolenza e tranquillità che le vecchie mura della nostra sede regalano. A fronte di ciò, carattere fondamentale della prova d’evacuazione è quello di giungere sempre nel momento meno opportuno. Precisamente, in genere, nell’istante successivo a quello in cui la concentrazione ha deciso di fare capolino e farti finalmente smettere di proiettare sul muro di fronte il pensiero del prossimo concerto in arrivo o delle vacanze post-esame. Finalmente gli occhi si scollano dal muro e raggiungono il libro, pronti a dare un senso alla giornata di reclusione, e... E invece niente: tutto risucchiato dal campanello, con tutti i suoi annessi e connessi. Dall’istintivo scambio di sguardi increduli con gli altri sette componenti del corpo studente presente ai tavoli. Ma siamo seri? Ma sarà vero? Ma dobbiamo fare come se fosse vero e seguire il percorso e uscire nel minor tempo possibile? Generalmente, il tutto si risolve con un caffè collettivo alle macchinette. Perché nel mondo universitario, il campanello d’allarme gode di una interpretazione quasi unanime: significa “è destino che oggi non debba studiare”. In verità però, io e pochi altri outsaider sostenevamo, soli ma con forza, una interpretazione minoritaria, per cui il contenuto del messaggio sarebbe “è destino che non passi l’esame”. Ricordo che la mia ultima prova d’evacuazione si tenne la mattina dell’appello di procedura penale. Ragazzi, fu terribile. Interpretare controcorrente è solo per veri duri!

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