Numa casa portuguesa fica bem…

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Erasmus a Medicina: da Porto Ludovica racconta la sua esperienza!

Piccolo quiz. Sindrome di Alport, Ermafroditismo vero, Sindrome di Angelman: cosa hanno in comune queste malattie? Sono rare. E sapete cos’altro ho scoperto che è raro? 

Trovare uno studente di Medicina che abbia fatto l’Erasmus. Uno dell’UniBs, quantomeno.

Altro quiz: cosa potrebbe essere difficile come un esame di Fisiologia? Intervistarne uno. Stavo per desistere dall’impresa, quando mi è venuto in mente che mesi fa, ad una festa della birra, di quelle estive, piene di gente, coi tavoli pieghevoli sotto il tendone e le cover-band che suonano, un’amica mi aveva raccontato che aveva intenzione di partire per ‘sto benedetto Erasmus.
Studia a Milano, lei, ma direi che fa lo stesso.

Ho recuperato così via Facebook Ludovica mentre è, per così dire, impegnata (bella vita ‘sti Erasmus) in un tour di Madeira. Sfidando il mal d’auto e il mal di mare, ha gentilmente accettato di raccontare ai lettori del Fanta la sua esperienza portoghese, tutt’ora in corso.

Dove ti trovi attualmente per il tuo Erasmus? Sono in Erasmus a Porto, in Portogallo.

Come mai hai deciso di partire? Nonostante i 24 anni, sono vincolata da un corso di studi impegnativo, sono ancora completamente dipendente dai miei, dato che vivo ancora in casa con loro e sentivo un grande bisogno di indipendenza. L’Erasmus è sicuramente un’occasione unica per vivere lontano da casa e arrangiarsi da soli in tutto e per tutto, a partire dalla ricerca di una casa in cui vivere, per esempio. So che per alcuni questo è possibile semplicemente studiando in una città diversa da quella di origine, ma non tutti hanno questa fortuna! Ho deciso di partire anche per imparare una nuova lingua, penso che sia molto importante per il proprio curriculum. Inoltre in un Paese come il nostro in cui le opportunità di lavoro e i posti in specialistica sono molto scarsi è da prendere in considerazione l’idea di fare domanda in altri Paesi, tenersi aperta questa possibilità. Ho deciso di partire anche perché volevo conoscere in modo autentico la mentalità di un altro Paese, come si vive davvero in un posto diverso da quello a cui sono abituata, cosa che non è possibile vedere con il semplice turismo, fermandosi per un paio di settimane. Ho deciso di partire anche perché, pur non sapendo se l’esperienza sarebbe stata positiva o negativa, è un’opportunità che comunque vada puoi sperimentare una sola volta nella vita: credo che nessuna delle esperienze all’estero che sarà possibile fare in futuro sarà comparabile con l’Erasmus!

Come ti sei sistemata? Ti trovi bene a Porto? Vivo in appartamento, più o meno in centro, perciò la vita universitaria è bellissima, sono praticamente a due passi dai locali più frequentati e dalla movida. Il mio ospedale invece si trova in periferia (nel senso che ci arrivo con 20 minuti di metro) e i portoghesi preferiscono prendere casa vicino all’ospedale. In ogni caso, Porto é una città a misura di studente, nel senso che pur abitando in centro puoi raggiungere quasi tutto a piedi e ha le dimensioni giuste per intessere una bella rete di amicizie (capita spesso di incontrare persone conosciute semplicemente passeggiando per strada o in un locale) e nello stesso tempo è abbastanza grande da essere una città interessante.

Come va l’università? E in Ospedale? Fai qualcosa di diverso rispetto all’ Italia? La vita universitaria degli Erasmus è molto diversa da quella dello studente del posto, ma è bellissimo cercare di integrarsi e vedere come vivono davvero gli studenti di un altro Paese. Le materie sono a blocchi nel senso che ogni materia ha una durata di tot settimane e dopo c’è l’esame, e il giorno dopo si ricomincia subito con una nuova materia! Insomma, non c’è un momento di pausa, ma nello stesso tempo non ci sono neanche quei lunghi periodi da passare chiusi in casa o in biblioteca a studiare. La pratica in ospedale, invece, è molto simile.

Una differenza molto utile è che alla fine bisogna consegnare un “relatorio” con tutti i pazienti visti in cui anche in sole due righe si riassume il caso clinico.

Molto utile perché ti aiuta a non assistere passivamente alle visite, a non dare per scontati anche i casi più banali e a focalizzare l’attenzione ed in modo pragmatico su esame obiettivo, diagnosi, terapia. Un’altra differenza è che il medico a cui ciascuno studente è affidato non si limita a renderti spettatore delle visite ma sono previste delle riunioni in cui discute con te i casi clinici che avete visto insieme. In generale sono anche più disponibili a “farti fare” oltre che a “farti vedere”. La parte teorica è molto diversa, praticamente non esiste la patogenesi delle malattie! Si studia principalmente la clinica, su dispense “mirate” alle cose importanti.

E la vita universitaria? Ci si diverte, a Porto? Qui per esempio hanno una forte tradizione universitaria e sono molto legati ciascuno alla propria facoltà. In ognuna, gli studenti organizzano feste tutte le settimane e normalmente i miei compagni portoghesi vanno solo a quelle di turma (cioè di classe!). Ogni anno, poi, a Maggio c’è una settimana di festa degli studenti in cui le lezioni sono sospese e ci si ubriaca tutte le sere per 6 giorni! La vita invece notturna, festaiola, dell’Erasmus è un grande luogo comune. L’ESN organizza feste tutte le sere ma chi normalmente non va a ballare in Italia non ci va neanche qua! È solo molto più facile conoscere persone nuove e stringere amicizie, per questo ci sono molti stimoli e molte proposte interessanti per la sera rispetto al paese di origine! Io per esempio ho passato intense sere di studio a casa e sono andata a ballare 6 volte in 4 mesi! Ma il bello è che ci sono un sacco di opportunità interessanti per la sera per dedicarti a quello che più ti piace, dalle jam session al jazz, dalla musica elettronica fino alle danze anni 20 ed è piu facile trovare qualcuno che condivida i tuoi stessi interessi.

Approfitto della conclusione per, innanzitutto, ringraziare ancora Ludovica per la disponibilità e per fare a tutti un grande in bocca al lupo per la sessione estiva! Dai che poi si va tutti in ferie!

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