Demiurghi del domani

Demiurghi del domani

La vita del Neo-dottore uscito dalla Cattolica...

L’Università Cattolica del Sacro Cuore in tutta la sua magnificenza sforna dottori anche quest’anno...me compresa.

Corone d’alloro adornano teste appena abboccolate, lisciate e impomatate, bottiglie di vino vengono saldate ermeticamente alle mani con nastro isolante dalla resistenza a prova di BRT Corriere Espresso, travestimenti e papiri sanciscono la perdita più o meno permanente della dignità... giornata euforica, commovente, emozionante, alcolica e a tratti problematica... ma in ogni caso è LEI! La Laurea!

Ma ecco che il giorno suddetto finisce e un altro scenario si affaccia ai nostri orizzonti di neo dottori: il parente/amico di turno che non si è ancora congratulato si avvicina ratto verso di noi ed ecco che accade il fattaccio. Una sonora mano sulle spalle ci fa sussultare seguita subito dalle temute domande “Allora!? Come ci si sente?” oppure “E adesso? Progetti per il futuro?” A questo punto con occhio vitreo e sbarrato ci si rende conto di essere arrivati ad un traguardo... tanto desiderato quanto temuto; il giorno che rappresenta la fine e l’inizio di qualcosa di fantastico e spaventoso.

Non si possono che usare infinite coppie di ossimori per descrivere questo attimo. E’ come quando in vacanza vieni sfidato dall’allegra brigata a buttarti da uno scoglio altissimo nell’acqua blu e cristallina... lo stomaco si contorce dalla paura, le gambe diventano instabili e le dita dei piedi formicolano ma allo stesso tempo non vedi l’ora di essere abbracciato dalle onde e di assaporare l’adrenalina di quella sfida... con l’unica differenza che al giorno d’oggil’acqua in cui dobbiamo tuffarci non è neppure così limpida ed invitante!

Il futuro incerto e poco rassicurante ci attende oltre la porta, l’oscura selva del mondo del lavoro ci scruta ed esamina con occhi inquisitori. A questo punto capisci che gli esami non sono ancora finiti e non finiranno mai... l’atrio affollato di Via Trieste ti sembra ancora il ricordo di un caldo nido che ti protegge e riscalda dalle gelide sfide quotidiane.

Poi però di rendi conto che sei una giovane donna o un giovane uomo, che tra le mani sta stringendo il suo futuro nel suo potenziale allo stato primordiale. Le scelte saranno molteplici: Specialistica o Master? Italia o fuga all’estero? Ambizioni o compromessi? Lavoro di ripiego o lotta clandestina con unghie tratte per il posto che desideri? E poi c’è l’indipendenza... economica, abitativa, emotiva... lasciare il certo per l’incerto, il conosciuto per l’ignoto, i compagni per i colleghi, gli shot party per le riunioni serali. Le responsabilità ti investono e tu vorresti fuggire, azionare un ingranaggio che ti riporti indietro nel tempo alla spensieratezza, alla leggerezza e ti domandi come possa essere volato il tempo in questo modo!

Ma ora basta lamentarsi... le paure ci sono ed è un dato di fatto ma i sogni? le speranze? la fiducia? Dove li abbiamo lasciati? E’ qui che entrano in gioco tutti quei personaggi che per anni hanno accompagnato le nostre giornate e le nostre notti insonni di studio... ognuno di loro ci avrà pur insegnato qualcosa. Don Chisciotte ci spingerebbe ad improvvisarci cavalieri erranti che lottano contro mulini a vento… ma quali soddisfazioni quando le nostre battaglie verranno portate a termine, i “giganti” sconfitti e le donzelle salvate; Il mio amico Fernando Pessoa scrive “C’è un tempo in cui devi lasciare i vestiti, quelli che hanno già la forma abituale del tuo corpo, e dimenticare il solito cammino, che sempre ci porta negli stessi luoghi. È l’ora del passaggio: e se noi non osiamo farlo, resteremo sempre lontani da noi stessi.”

Riconosco che il pessimismo faccia ormai parte della mutazione genetica della nostra generazione, che la sensazione di avere una spada di Damocle sulla testa accompagni i nostri risvegli ma è ora di reagire... L’Università è stato senz’altro un inizio, una palestra o meglio un ring... ma forse ora le gambe son più forti, i caratteri più formati e le spalle più larghe.

L’Università non è tutto nella vita ma senz’altro è una scelta, più o meno consapevole, che può avvicinarci a quello che desideriamo oppure aiutarci a capire ciò che non vorremo mai fare ed essere. Nonostante il dilagante “getto della spugna” penso ci siano ancora realtà che offrano la possibilità di dare qualcosa e di far fruttare quello che abbiamo imparato e ciò che siamo. Io personalmente ho trovato, lavorativamente parlando, la mia “isola felice” e voglio pensare che ci sia un’isola felice per chiunque... ad un certo punto apparirà!

P.I. 03466010984 | © 2019 Fantafobal.it


Gli articoli contenuti in questo sito non corrispondono alla realtà e sono stati redatti a scopo esclusivamente umoristico. Ogni riferimento a persone o cose è strumentale allo scopo puramente ironico del sito. Gli autori delle immagini o i soggetti coinvolti possono in ogni momento chiederne la rimozione, scrivendo alla redazione.